mercoledì 3 giugno 2015

L'azione buona e l'umanità - Karl Barth

L'«azione buona» è nel suo concetto la negazione del soggetto, di «questo uomo» e la fondazione dell'azione dell'individuo in Dio, l'in-azione in ogni azione, per mezzo della quale ogni azione si riferisce alla sua origine. 
Per questa azione buona, che non si trova in nessun tempo, l'autorità (come il sovvertimento!) non significa alcuno spavento. 
All'opposto: finché l'uomo fa il bene, è liberato da quello spasimo che si accompagna inevitabilmente alla lotta prometeica contro (o per!) l'ordine esistente. [...]
Allo spasimo rivoluzionario subentra allora una tranquilla riflessione sul «diritto» e l'«iniquità», tranquilla perché perché in essa non vengono più in discussione affermazioni e accuse ultime, un prudente calcolare con la "realtà" che ha lasciato dietro di sé la hybris della lotta del bene con il male, una onesta umanità e mondanità, che sa che non può mai trattarsi della opposizione del Regno di Dio e dell'Anticristo, quando gli uomini tentano con gli uomini, o anche contro gli uomini i loro esperimenti nello Stato, nella Chiesa e nella società, e giocano la loro curiosa partita a scacchi. 
La politica, ad esempio, diventa possibile dal momento in cui si distingue chiaramente la sua essenziale natura di giuoco, ed è chiaro che in essa non si può parlare di diritto oggettivo, dal momento in cui il tono assoluto delle tesi e delle controtesi si svanisce per cedere il posto ad una valutazione forse relativamente misurata, forse relativamente radicale delle possibilità umane»

Karl Barth, L'Epistola ai romani, Feltrinelli, Milano 1962. 

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