domenica 6 settembre 2015

"Cristiani in ricerca": un confronto appassionato per un nuovo umanesimo


di SILVIA SANCHINI
blog: www.silviasanchini.wordpress.com) 
"Sfide dell'umanità, paradigmi di umanesimo" è il titolo della tre giorni di riflessione, studio, confronto promossa dal gruppo ‘Cristiani in Ricerca' in collaborazione con la FUCI e con il MEIC questo fine settimana al Monastero di Camaldoli. Inserendosi nella cornice ecclesiale più ampia di preparazione al Convegno di Firenze, obiettivo dell'incontro è stato quello di riflettere sulle sfide che l'umanità affronta nel tempo presente in diversi ambiti del sapere a partire da un dato essenziale per i cristiani: riconoscere l'umanità di Dio come centro del Vangelo.
Premessa metodologica è stata una riflessione sul tema della ricerca condotta da Beppe Elia, presidente del MEIC, che ha sottolineato come questa dimensione sia ancora poco presente nelle comunità parrocchiali che tendono ad offrire risposte piuttosto che a stimolare interrogativi, e ha evidenziato invece il valore della provvisorietà, dell'inquietudine (ben diversa dall'irrequietezza) e della diversità. Anche Matteo Ferrari, monaco camaldolese, ha approfondito il tema a partire da una duplice lettura del Vangelo di Marco: un piano di tipo esegetico ricercando tutte le volte in cui la parola "cercare" compare nel testo e un piano più nascosto di lettura del secondo Vangelo come continua ricerca di Gesù, che trova un'unica via autentica di realizzazione nella sequela.
La relazione principale dei tre giorni è stata affidata a Goffredo Boselli, monaco di Bose e membro del Comitato preparatorio del Convegno Ecclesiale di Firenze 2015, che ha offerto ai partecipanti ricche e profonde suggestioni a partire dal tema dell'umanesimo evangelico. Una meditazione che si è sviluppata in tre punti: innanzitutto l'idea dell'umanità di Cristo come ipotesi di lavoro e quindi la constatazione di come l'incontro con Dio, per noi cristiani, possa avvenire solo nell'umanità di Gesù. Alla luce di questo, diventare cristiani significa innanzitutto diventare umani. E'necessario quindi credere veramente nell'uomo, non come meraviglia già compiuta ma come attesa che deve realizzarsi e nella consapevolezza che essere pienamente umani è una lotta incessante, perché il rischio della disumanizzazione è sempre in agguato e solo nella relazione con gli altri è possibile realmente umanizzarsi. Infine è necessario riscoprire una grammatica dell'umano, in un'epoca in cui sembrano invece essersi smarriti i valori fondanti del vivere. La vera salvezza è possibile solo nel cammino di umanizzazione dell'uomo di cui Cristo è stato modello facendosi uomo.
A questa grammatica dell'umano e alla proposta di nuovi paradigmi di umanesimo a servizio dell'uomo sono stati dedicati due approfondimenti tematici in tavole rotonde. Una prima tavola rotonda dedicata ad alcune possibili frontiere: la fede, l'educazione, la scienza e un secondo momento di riflessione nell'ambito dell'antropologia, dell'economia e delle strutture politiche e giuridiche.
Tanti spunti, riferimenti bibliografici da approfondire, un appassionato dibattito, uno sguardo attento all'attualità (più volte si è riproposta in termini di nuovo umanesimo anche la questione delle migrazioni) ma nessuna vera conclusione. E'questo lo spirito che rende e ha reso bello ritrovarsi per un gruppo di giovani e adulti, provenienti da diverse parti d'Italia e d'Europa, accomunati da alcune esperienze associative e da legami di amicizia, ma soprattutto dall'autentico desiderio di interrogarsi, confrontarsi, approfondire. Il Monastero di Camaldoli, luogo accogliente e stimolante, rende possibile tutto questo e diventa approdo ma anche punto di partenza per una riflessione che non si fermi a queste giornate ma continui a nutrire l'esperienza personale di tutti e di ognuno.

Sfide dell’umanità, paradigmi di umanesimo


28 - 30 agosto 2015, Monastero di Camaldoli


Il tema

Il Convegno Ecclesiale di Firenze 2015 analizzerà le sfide della Chiesa a partire dal titolo «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo». La riflessione sull’umanesimo interroga l’essenza del cristianesimo: l’incarnazione e l’umanità di Dio sono infatti il centro del Vangelo. Cercare di proporre un “nuovo umanesimo” vuol dire confrontarsi in profondità con le sfide che l’umanità affronta nel tempo presente. Significa accogliere l'umano nella sua pluralità e complessità, ma «vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi città» (Evangelii gaudium, n. 75). Nei più vari ambiti del sapere (biologia, economia, dritto, filosofia, teologia …) vogliamo analizzare le sfide dell’umanità e proporre paradigmi di umanesimo al servizio dell’uomo.



Venerdì 28 agosto
17.00 Momento introduttivo

La ricerca come metodo 
- Beppe Elia, Presidente Nazionale MEIC
- Matteo Ferrari, Monaco di Camaldoli

18.30 Vespri
21.00 Serata di fraternità


Sabato 29 agosto
9.30  Relazione principale

Per un umanesimo evangelico
- Goffredo Boselli, Monaco di Bose, Membro del Comitato preparatorio del Convegno ecclesiale di Firenze 2015

11.15 Dibattito in plenaria

12.30 Ora media

16.00 Prima tavola rotonda e dibattito

Modera: Marco Fornasiero
La fede del Dio che si è fatto uomo, Emanuele Bordello
Educare, la frontiera dell’uomo futuro, Silvia Sanchini
La dimensione umana e le sfide della scienza, Valentina Donati

18.30 Vespri 
21.00 Veglia

Domenica 30 agosto
9.00 Seconda tavola rotonda e dibattito

Modera: Tiziano Torresi
La sfida antropologica, Stefano Biancu
Un nuovo paradigma economico, Marco Grazzi
L’uomo di fronte alle nuove strutture politiche e giuridiche, Andrea Iurato

11.30 S. Messa

12.30 Pranzo e partenze

lunedì 20 luglio 2015

Simpatia immensa per l'uomo - Paolo VI

« La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà.
Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze; si è quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perciò e amorosi: l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce; poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa il «filius accrescens» (Gen. 49, 22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, per la pietà del suo dolore; l’uomo individualista e l’uomo sociale; l’uomo «laudator temporis acti» e l’uomo sognatore dell’avvenire; l’uomo peccatore e l’uomo santo; e così via. 
L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. 
La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. 
Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. 
Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. 
Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo ».

Paolo VI, Allocuzione al termine del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965