venerdì 7 luglio 2017

Programma incontro 2017: «Il potere giusto. Un paradosso?»

Il potere giusto. Un paradosso?
Monastero di Camaldoli
25/27 agosto 2017

«Merita il potere solo chi
 ogni giorno lo rende giusto»
(Dag Hammarskjöld)

Sieger Köder, Lavanda dei piedi, olio su tela (particolare)


Il tema
Un “potere giusto”: si tratta di un paradosso? Il potere porta in sé una dinamica problematica: esso implica una relazione asimmetrica, verticale, sproporzionata. A contatto con la struttura vulnerabile della persona, il potere si espone all'ingiustizia. Come può allora essere giusto?
Le tensioni e le connessioni create dal potere attraversano poi ogni comunità e ogni relazione. Come uno stile autenticamente cristiano può assumere la gestione del potere, dalle scelte quotidiane, all’ambiente lavorativo, fino all’impegno sociale?
In un cambio d'epoca come quello in cui viviamo, inoltre, le strutture del potere cambiano la loro conformazione e, diventando sempre più interconnesse, abbandonano la loro solidità. Come stanno evolvendo le forme del potere?
A partire da questi interrogativi, attraversando i nodi problematici che emergeranno, cercheremo di esplorare il potere per capire come e se esso sia coniugabile col rispetto della giustizia.

                                         

Programma
Venerdì 25 agosto
17.00 Introduzione ai lavori
17.30 Il Dio del Vangelo è un Dio onnipotente?
- Emanuele Bordello, Monaco di Camaldoli
18.30 Vespri
21.00 Serata di dialogo sul rapporto tra comunicazione e potere con Maria Rosaria Petti

Sabato 26 agosto
9.30 Un potere giusto?
Franco Vaccari, fondatore e presidente di «Rondine Cittadella della Pace»

11.15 Dibattito in plenaria

16.00 Tavola rotonda
§  Potere e patire, Luca Alici, Ricercatore, Università di Perugia;
§  Autori(ali)tà e libertà, Silvia Pierosara, Docente, Università di Macerata;
§  Il potere e le sue strutture, Andrea Michieli, Dottorando di ricerca, Università di Milano – Bicocca.

18.30 Vespri
21.00 Visita guidata alla mostra "Il mantello e la gloria" con l'artista Elvis Spadoni

Domenica 27 agosto
9.00 Tavola rotonda ecumenica

Lo sguardo cristiano sul potere
Intervengono:
§  Piera Angela Di Lorenzo, cattolica;
§  Sophie Langeneck, protestante;
§  Dimitrios Keramidas, ortodosso.

11.30 Celebrazione eucaristica
12.30 Pranzo e partenze



Prenotazioni e informazioni
FORESTERIA del MONASTERO
52014 CAMALDOLI (AR)
Tel. 0575 556013 - Fax 0575 556001

foresteria@camaldoli.it

Adesioni
Le quote di partecipazione sono calcolate su due giorni completi, dato che gli arrivi sono previsti dalle ore 14.00 di venerdì 25 agosto e le partenze dopo il pranzo di domenica 27 agosto.

La proposta del Convegno prevede la partecipazione a tutti i due giorni, per cui non è possibile accettare detrazioni per giorni di assenza o pasti non consumati.

Quote di partecipazione
Caparra: (non rimborsabile, da detrarre al momento del saldo) € 35,00da versare entro 15 gg. dalla prenotazione
Contributo: per i due giorni (tutte le camere hanno il servizio interno): € 80,00 in camera singola o a più letti.


lunedì 1 maggio 2017

Dal 25 al 27 agosto 2017, il prossimo incontro sul potere #savethedate#

Il potere giusto. Un paradosso?
Monastero di Camaldoli
25 – 27 agosto 2017



 «Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto» 
(D. Hammarskjöld). 






Un “potere giusto”: si tratta di un paradosso? Questa domanda tocca il cuore del nostro incontro e stimola la ricerca.
Il potere, infatti, porta in sé una dinamica problematica: esso implica una relazione asimmetrica, verticale, sproporzionata. A contatto con la struttura vulnerabile della persona, il potere si espone all'ingiustizia. Come può allora essere giusto? Quando un potere è giusto?
Le tensioni e le connessioni create dal potere attraversano poi ogni comunità e ogni relazione umana. Come guardare a questa dinamica con uno sguardo cristiano? Come uno stile autenticamente cristiano può assumere la gestione del potere, dalle scelte quotidiane, all’ambiente lavorativo, fino all’impegno sociale?
In un cambio d'epoca come quello in cui viviamo, le strutture del potere cambiano la loro conformazione e, diventando sempre più interconnesse, abbandonano la loro solidità. Come stanno evolvendo le forme del potere?

A partire da questi interrogativi, attraversando i nodi problematici che emergeranno, cercheremo di esplorare il potere per capire come e se esso sia coniugabile col rispetto della giustizia.

lunedì 12 settembre 2016

Perdono, una logica alternativa. Il racconto delle giornate a Camaldoli


Affrontare il tema del perdono non è semplice. Facile cadere in banalizzazioni o fraintendimenti. Il perdono con fatica si può definire, o dire in astratto.

Il gruppo "Cristiani in ricerca" promosso dalla FUCI e dal MEIC, che per il settimo anno consecutivo si è incontrato al Monastero di Camaldoli dal 26 al 28 agosto scorsi, ha scelto nell'anno dedicato alla misericordia di affrontare questo tema interrogandosi innanzitutto sulla possibilità concreta di una "logica alternativa" nel percorrere itinerari di perdono.

Siamo partiti da uno sguardo alla Scrittura, guidati da Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli. Attraverso la lettura di alcuni testi (il Salmo 85, Osea 11, Matteo 18, Romani 5,8-11) abbiamo scoperto il perdono come elemento costitutivo della fede cristiana e, soprattutto, come conseguenza di sapersi gratuitamente perdonati da Dio di un debito apparentemente insaldabile. La dinamica del perdono di Dio diventa quindi il fondamento del perdono umano.

Di un perdono come atto gratuito e liberante, è stata per noi straordinaria testimoneAgnese Moro. Grazie all'incontro con Guido Bertagna e con un gruppo di docenti dell'Università Cattolica (raccontato ne "Il libro dell'incontro" - Il Saggiatore, 2015) ha intrapreso un percorso insieme ad altre vittime e familiari di dialogo con i protagonisti della lotta armata.
Il perdono non è un atto di bontà - ci ha detto chiaramente - non è neppure un colpo di spugna o un sentimento, sarebbe sbagliato pensare che esista un dislivello tra chi perdona e chi è perdonato. Non è neppure possibile creare una memoria comune, ma ci si può educare a rendersi partecipi della memoria gli uni degli altri. Il perdono diviene così una decisione, la volontà precisa di interrompere una catena di dolore, che altrimenti seguiterebbe all'infinito. La violenza distrugge le persone, le trasforma in cose: solo il perdono aiuta a riscoprire l'umanità dell'altro ed è l'unica possibilità per rinascere e ricominciare realmente ad amare, e a vivere.

Stimolati da queste parole, anche quest'anno il gruppo ha scelto di mettersi in gioco e confrontarsi in una tavola rotonda interdisciplinare. Stefano Biancu ha affrontato il tema del perdono dal punto di vista antropologico e delle connessioni tra etica e politica. La riflessione ha preso avvio dalla necessità della riscoperta dell'uomo quale persona nel tempo in cui vive, segnato dallo scorrere del tempo e dalle relazioni. Il perdono - secondo questa visione antropologica che si contrappone a quella che ha dominato la modernità - costituisce un bene che l'etica e la politica, da un lato, non possono risolvere e, d'altro, di cui non possono non farsi carico. Molto attuale la riflessione di Flavia Modica sulla giustizia riparativa: pur restando il perdono, infatti, una categoria etica è sempre più emergente la necessità di inserirla nell'attuale sistema sanzionatorio. La giustizia riparativa mira a costruire un percorso di cambiamento, a partire dalla possibilità di rieducare l'autore di un reato e da una maggiore attenzione alla vittima. Infine se partiamo dal presupposto che l'idea di perdono non riguardi solo i singoli ma interi popoli, non possiamo non riflettere sul ruolo della storia. Tiziano Torresi ci ha aiutato a capire come l'idea di perdono possa applicarsi ai processi storici, anche attraverso l'esperienza concreta delle "Commissioni per la riconciliazione". È proprio infatti nell'esclusione della memoria che si trova la causa principale della ripetizione degli errori del passato.

Infine ci siamo chiesti: il perdono può essere una chiave di lettura possibile anche per affrontare il tema del dialogo ecumenico e interreligioso? A interrogarsi con noi Davide Assael, ebreo e ricercatore di filosofia, Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica di Bologna, Andrea Boutros, giovane copto, Simone De Giuseppe, membro della Federazione Giovanile Evangelica in Italia (FGEI).
È emerso come per tutte le fedi, pur con diverse sfumature, il perdono sia un elemento fondamentale: è al centro dell'etica ebraica e si lega all'idea di giustizia e di diritti e alla possibilità di essere strumento di relazione. Per l'islam si associa all'idea di sacrificio, di impegno, ad un perenne equilibrio tra misericordia e diritti. "Non è una grazia a buon mercato", citando D. Bonhoeffer, neppure nella teologia protestante: ma si è consapevoli in questo difficile cammino di non essere soli, perché c'è Dio a guida delle nostre coscienze. Infine il perdono è una logica alternativa personale, ma ha anche un aspetto comunitario: lo sa bene la chiesa copta, chiesa martire e più volte ferita.
Cosa possiamo concludere allora insieme? Che percorrere la strada del perdono significa pagare un prezzo, che il perdono non è un atto buonista ma un percorso da costruire giorno per giorno e che dobbiamo pensare a un dialogo tra credenti, prima che tra religioni.

Il perdono è allora come aprire una piccola porta, uno spiraglio di luce sul mondo. Ed è proprio con questa luce, e con un cuore più grato e più libero, che torniamo a casa ancora una volta da Camaldoli per sentirci sempre più uomini e donne in ricerca e in cammino.

Silvia Sanchini